
Non sarà la prova regina, la “pistola fumante”, ma certamente è un pesante indizio. Per quanto si vogliano manipolare le notizie, si finisce sempre per scontrarsi con la verità delle cose. Sull’ultimo numero della rivista OASIS è apparso un servizio del Prof. Alberto Meriggi sul ritorno del Lupo in Liguria. Egli fa una breve cronistoria dello sviluppo della popolazione, e pronostica i suoi sviluppi futuri. A corredo dell’articolo appare anche una cartina della sua distribuzione. Nelle parole si dice ben poco, anzi, direi che si ignora il problema della provenienza: il Lupo c’è e tanto basta!
lasciamo che parli la cartografia, la quale non è certamente farina del sacco di Franco Zunino: chiunque abbia esperienza e conoscenza di popolazioni animali sa come le dinamiche espansive delle stesse avvengono; cioè, mai con salti improvvisi come fanno le scintille dei focolai negli incendi boschivi. La crescita è sempre progressiva a partire dai nuclei originari (infatti così viene presentata anche nella suddetta grafica).
Se si guarda la cartina apparsa su OASIS, è evidente come i nuclei originari non siano: per una popolazione, l’Appennino centrale o l’Appennino settentrionale in genere, ma una ben precisa zona dell’Appennino Ligure centrale; per l’altra una ben precisa zona delle Alpi occidentali a cavallo del confine francese. Ciò non può che stare a significare che proprio lì sono partiti i focolai delle colonizzazioni. E prove ne sono i dati storici e ben documentati della presenza del Lupo nelle due zone.
Nel caso dell’Appennino ligure o centrale si risale agli anni ’70, quando in Val Borbera fu IMPROVVISAMENTE segnalata la presenza, non di UN lupo, ma di diversi esemplari, che subito si fecero notare con attacchi al bestiame domestico ed avvistamenti. A quell’epoca sull’Appennino centro meridionale il Lupo non arrivava ancora a nord dei Monti Sibillini (checché ne dicano alcuni, cercando di mistificare i dati: ma fortunatamente esiste una documentazione originale - non quella manipolata dai tanti studiosi! - che prova la meraviglia dei primi ritrovamenti di lupo nelle Foreste Casentinesi a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso).
Per quanto riguarda il nucleo alpino, le prime segnalazione si fanno risalire agli anni ’90 dello stesso secolo. Ecco, a partire da queste date, è cominciata la crescita dei Lupi nei due nuclei, crescita che prima o poi li porterà a colonizzare quella zona del savonese dove MAI il lupo è transitato (non esiste memoria documentale, né storica nei ricordi della gente).
Due nuclei assolutamente non di origine naturale, quindi, bensì da probabili liberazioni: in Francia accertate anche da una inchiesta parlamentare; in Liguria dalla documentazione ancora reperibile negli archivi dei naturalisti (compreso il mio, contenente anche una corrispondenza che già all’epoca metteva in dubbio la provenienza naturale di quei lupi; dubbi anche sollevati da chi esaminò i corpi dei primi esemplari uccisi, proprio per una evidente difformità fenotipica).
Che il Lupo ritorni ad occupare tutto l’Appennino e le Alpi, è una buona cosa: l’importante è che sia un Lupo originario, e non un ... Lupo qualsiasi pur che ci sia il Lupo. La biodidiversità si preserva preservando i fenotipi originali, non la bio DIVERSITA!